Diabete: diagnosi precoce riduce il rischio di complicanze acute come la chetoacidosi

Comunicato Stampa SIEDP- SIP

Il diabete è una malattia comune nell'adulto ma colpisce anche il bambino ed anzi e' la patologia endocrina più comune in pediatria. Si stima che in Italia siano presenti almeno 16000 bambini affetti da diabete e che ogni anno circa 1500 bambini presentino l’esordio della malattia.

Da studi effettuati negli ultimi 10 anni circa il 40% (stabile in questi anni) dei bambini diabetici all’esordio presenta una temibile complicanza la chetoacidosi diabetica, che una volta instaurata richiede una attenta ed esperta gestione in ambito ospedaliero specialistico.

La Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) ha definito un protocollo per la sua gestione, in modo da evitare le temibili complicanze (0,15-0,3%) della chetoacidosi diabetica che vanno da conseguenze neurologiche gravi fino alla morte, come purtroppo tuttora accade (Alessandro S. Salerno dicembre 2017 e Carla B. Parma maggio 2018) e come sembrava fosse accaduto nei giorni scorsi al piccolo Giulio, il bambino di tre anni morto nel vicentino, che dalle prime indiscrezioni sembrava essere deceduto in seguito a complicanze del diabete.

Il diabete esordisce usualmente con tre sintomi principali: il paziente beve di più, urina di più e tende a perdere peso. L'esame delle urine e della glicemia permette di fare diagnosi: glucosio nelle urine e chetoni, glicemia elevata nel sangue. Tuttavia, a volte, le manifestazioni cliniche all'esordio della malattia sono complicate dalla presenza di altri sintomi o patologie concomitanti che confondono il quadro. 

La diagnosi precoce è fondamentale e riduce moltissimo il rischio delle complicanze acute del diabete (chetoacidosi) conseguenti alla grave compromissione metabolica, presente per definizione all'esordio della malattia. Una procedura semplice ed efficace per fare diagnosi precoce è rivolgersi al pediatra ed eseguire un test di immediata risposta delle urine se il bambino beve e urina di più del solito. Alla stessa maniera chiediamo che a tutti i bambini che si presentano per una valutazione in un pronto soccorso pediatrico, accanto alla valutazione dei parametri rilevati di routine (pressione saturazione frequenza cardiaca etc), sia eseguita una glicemia capillare che permetterebbe il pronto riconoscimento della situazione.

Al momento non è possibile prevenire il diabete dei bambini ma la chetoacidosi diabetica si!

E’ importante che tutti i genitori vengano informati e proprio a questo scopo, la SIEDP, che riunisce e rappresenta i pediatri che in Italia sono specializzati nella cura del diabete, ha effettuato negli scorsi anni una campagna di sensibilizzazione nazionale sulla diagnosi del diabete all'esordio e ne ha programmata una nuova per il 2020.

Prof. Stefano Cianfarani - Presidente SIEDP

Prof. Alberto Villani - Presidente Società Italiana di Pediatria

7/8/2019

 

Morire per mancata diagnosi di diabete: mai più

E’ di ieri la notizia del dramma di due genitori nel Vicentino, che hanno perso il loro bimbo di tre anni per una mancata diagnosi di diabete. Un pargoletto di tre anni gioioso e attivo come sono i bimbi a quell’età, che improvvisamente ha smesso di sorridere, pallido e con un forte dolore alla pancia. Per due volte Giulio - questo il nome del piccolo – è stato portato in Pronto Soccorso da mamma e papà, ma solo quando ormai non vi era più nulla da fare, la diagnosi di diabete T1 ha spiegato ciò che stava accadendo. Eppure sarebbe bastato un piccolo prelievo capillare, veloce e indolore, e Giulio avrebbe potuto avere una vita lunga e felice, invece che andarsene in sole 12 ore. Ma il medico che lo ha preso in cura probabilmente non ha pensato a questa malattia subdola. Non ne ha riconosciuto i sintomi, li ha sottovalutati. Giulio è solo l’ennesima vittima di un sistema che non funziona come dovrebbe e dimostra come vi sia il bisogno urgente di rivedere i protocolli e sensibilizzare i medici dell’emergenza sui sintomi del diabete di tipo 1 e sulla chetoacidosi. La presidente di Diabete Italia Concetta Suraci, appresa la notizia, ha scritto subito al sottosegretario del Ministro della Salute Giulia Grillo per un confronto. Nell’attesa di una risposta dal Ministero, che si spera arrivi il prima possibile, tutto il comitato di coordinamento di Diabete Italia vuole essere vicino ai genitori del piccolo Giulio e rivendica a gran voce un intervento legislativo, per far sì che ciò che è successo nell’ospedale vicentino non accada mai più.

 

2/8/2019

Manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabete: ecco il documento aggiornato

In occasione del 12th Italian Diabetes Barometer Forum è stato presentato l’aggiornamento del Manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabete

Si stima che in media una diagnosi di diabete all’età di 40 anni riduca l’aspettativa di vita di circa 6 anni negli uomini e di circa 7 anni nelle donne e che la metà di questa riduzione sia imputabile alle malattie cardiovascolari. Questi sono alcuni dei dati presentati nel Rapporto del 12th Italian Diabetes Barometer Forum, che si è svolto il 9 luglio scorso a Roma, organizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Health City Institute, I-Com Istituto per la competitività, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane e Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle città”. 

I  lavori del 12th Italian Diabetes Barometer Forum sono stati aperti dalla sessione organizzata in collaborazione con lo European Diabetes Forum (EUDF). Promosso lo scorso anno dalla European Association for the Study of Diabetes (EASD),  l’EUDF si propone di riunire le voci delle persone con diabete, degli esperti scientifici e dei rappresentanti di industria, ricerca e società, con l’obiettivo di indirizzare la politica verso un’azione più mirata e concreta di contrasto alla malattia diabetica. “Vogliamo consentire ai sistemi sanitari di far fronte alla pandemia diabete, ottenendo al contempo i migliori risultati possibili per i pazienti. Per questo chiediamo a tutti coloro che si sentono in qualche modo coinvolti di farsi parte attiva e collaborare per perseguire questo scopo”, il messaggio lanciato dal Segretario esecutivo EUDF, John Nolan. Il progetto è stato oggetto di una tavola rotonda a cui ha partecipato anche Diabete Italia, che in Italia rappresenta già una realtà simile.

Durante i lavori sono stati festeggiati i 10 anni del “manifesto dei Diritti e dei Doveri della persona con diabete” documento che  rappresenta la prima carta, concepita in Italia, a tutela dei diritti ed i doveri delle persone con una malattia cronica estremamente diffusa” come ha ricordato  Massimo Massi Benedetti, Presidente HUB Internazionale per la Ricerca Sanitaria.

E’ stata presentata la nuova versione, con minime variazioni rispetto a quella del 2015 per renderlo ancora più coerente alla situazione attuale.  

(scarica la il documento)

 

Oggi il Manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabete rappresenta uno strumento di Advocacy per tutte le associazioni di volontariato che operano nel mondo del diabete: questo è il significato che Diabete Italia da al Manifesto nel 2019.

 

23/07/2019

Niente insulina per chi non paga. L’altro volto degli USA

La vita di alcune persone affette da diabete  è legata a doppio filo con un ormone: l’insulina. Se questa non è disponibile quanto e quando serve, il diabetico non rischia un raffreddore, ma complicanze gravi (la chetoacidosi, il coma e anche la morte). In Italia questo farmaco salvavita è distribuito a tutti i pazienti diabetici che ne hanno bisogno, a prescindere dall’estrazione sociale o dalle possibilità economiche. Questo grazie al decreto del Ministero della Salute dell'8/2/1982, alla legge 115/87 e a un Sistema Sanitario Nazionale che, seppure a volte con le lungaggini burocratiche tipiche del nostro Paese, offre un’assistenza completa al paziente diabetico (presidi diagnostici e terapeutici). 

Nascere o diventare diabetico in Italia, insomma, è meglio che in un altro Paese, perché questa patologia può essere molto cara, tanto da costare la vita a chi non ha i soldi per permettersi l’insulina.

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association, negli Stati Uniti un paziente diabetico su quattro ammette di ridursi l’insulina perché troppo costosa, con gravi rischi per la salute: dal 2012 al 2016 negli States il costo annuale per l’insulina è raddoppiato, con inevitabili conseguenze in termini di decessi. Secondo la BBC nel 2016 i pazienti diabetici negli Stati Uniti spendevano una media di 360 dollari al mese, quelli indiani 112, contro i 19 dollari spesi da un diabetico italiano. Una spesa inavvicinabile per molti, per procurarsi un farmaco salvavita che rischia di diventare ad esclusivo appannaggio dei più abbienti; ma non in Italia.

Il costo dell’insulina all’estero rappresenta una delle difficoltà che possono incontrare le persone con diabete quando vanno fuori dall’Italia: ad esempio i ragazzi che per ragioni di studio trascorrono un lungo periodo in America o in alcuni paesi Europei, devono assicurarsi una fornitura di presidi e di farmaci adeguata al periodo di permanenza e questo non è sempre facile.

 

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AMD- Fondazione AMD - Diabete Italia sul caso Panzironi

Caso Panzironi, i diabetologi italiani ribadiscono: “personaggio pericoloso che rischia di allontanare i pazienti dalle uniche terapie riconosciute dalla scienza”
Roma, 28 giugno 2019 – L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), che già da tempo aveva espresso forte preoccupazione per la crescente popolarità del giornalista Adriano Panzironi, denunciando la sua attività alle Istituzioni, oggi insieme a Fondazione AMD e Diabete Italia Onlus (Associazione che riunisce associazioni di pazienti e società scientifiche, oltre AMD, anche SIEDP, SIMG, OSDI, Diabete Forum, ANIAD e AGD Italia), ribadisce la propria contrarietà verso l’ennesimo grave e pericoloso fenomeno anti-scienza che sta scuotendo il panorama italiano. Ciò avviene alla luce dell’evento previsto il 30 giugno, al Palazzo dell’Eur, durante il quale l’ormai noto personaggio televisivo tornerà a divulgare le sue teorie davanti a migliaia di cittadini provenienti da tutto il Paese.
Senza alcun titolo che lo autorizzi a pronunciarsi su temi medico-scientifici, Adriano Panzironi – già multato da AGCOM, l’Autorità Garante nelle Comunicazioni, denunciato dall’Ordine dei Medici di Roma e sospeso dall’Ordine dei giornalisti del Lazio – sta continuando a comunicare, attraverso diversi mezzi, i risultati di sue deduzioni, in base alle quali sarebbe possibile vivere molto a lungo (addirittura fino a 120 anni) e persino guarire da numerose patologie, tra cui anche il diabete, semplicemente seguendo alcune regole alimentari, che includono l’assunzione di integratori nutraceutici, ovviamente di sua produzione.
Panzironi è autore di un libro e di una trasmissione televisiva attraverso i quali promuove e vende la sua linea di integratori alimentari. Dietro dichiarazioni di apparente buon senso, secondo cui una corretta alimentazione è alla base di un sano stile di vita, a sua volta promessa di longevità, il messaggio che purtroppo sta passando alla popolazione è che molte gravi malattie – incluso il diabete di tipo 1 – possano essere guarite con la sola dieta. Il rischio gravissimo che ne consegue è che i pazienti rinuncino alle terapie e alla medicina convenzionale.
L’AMD, Fondazione AMD e Diabete Italia Onlus sottolineano, quindi, la pericolosità del fenomeno mediatico innescato da Panzironi, perché potenzialmente capace di disincentivare la popolazione dalla corretta aderenza alle uniche terapie riconosciute dalla scienza. In più, il metodo propugnato dal teleimbonitore si riferisce a malattie particolarmente diffuse, come il diabete, il cancro o le patologie neurodegenerative, per le quali una comunicazione fuorviante sull’appropriato percorso di cura finirebbe per avere pesanti ricadute in termini di sanità pubblica.