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In verde le Regioni che hanno recepito ufficialmente il Piano Nazionale Diabete nel loro ordinamento.

Piano Nazionale Diabete

A 26 anni dalla legge 115/87 il Piano Nazionale Diabete redatto dal Ministero della Salute è uno strumento che Associazioni e Società Scientifiche possono usare per svolgere un ruolo di stimolo e controllo nei confronti delle Regioni e dei decisori sulla amministrazione sanitaria.

L’apparizione sulla Gazzetta Ufficiale del Piano Nazionale per la Malattia Diabetica (più spesso citato come Piano Nazionale Diabete) è stata la ‘stella’ che ha orientato l’azione di Diabete Italia nel 2013. Non è il primo Piano Nazionale redatto dal Ministero della Sanità, ma è il primo dedicato a una specifica malattia. Nato dall’analisi delle evidenze scientifiche e delle best practice più recenti, modellatosi attraverso l’ascolto di tutte le istanze del mondo della assistenza al diabete (comprese Associazioni e Società Scientifiche) e con l’apporto attivo di Diabete Italia, il Piano è stato fatto proprio dalla Conferenza Stato Regioni nel dicembre 2012 ed è apparso sulla Gazzetta Ufficiale nel febbraio 2013.

Cosa è un Piano Nazionale

In materia sanitaria le Regioni hanno un potere quasi assoluto. Quasi, perché il Ministero e il Parlamento possono definire dei Piani Nazionali, da concordare con le Regioni, e dei Livelli essenziali di Assistenza (Lea) che devono essere offerti da tutte le Regioni e Province Autonome.

Tra questi documenti spicca il Piano Sanitario Nazionale che è uno strumento di programmazione degli obiettivi per la tutela della salute pubblica sul territorio nazionale.

Il Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 pone il diabete, insieme ad altre malattie croniche non trasmissibili, fra le priorità per il Sistema Sanitario Nazionale.

Alcune condizioni sono oggetto di Piani Nazionali ‘di settore’. Uno di questi è il Piano sulla malattia diabetica. L’ultima versione è stata redatta da un gruppo composto da funzionari della Direzione generale Programmazione del Ministero della Salute, insieme alla Commissione Nazionale Diabete e quindi presentato a Diabete Italia, alle Società Scientifiche, alle Associazioni di Volontariato, ai referenti regionali, raccogliendo richieste di chiarimenti, suggerimenti, critiche. Si è così giunti alla stesura definitiva. Firmata dal ministro Balduzzi il 14 novembre, è stata consegnata ufficialmente alle Regioni, il 6 dicembre, le quali nell’ambito della Conferenza Stato Regioni hanno iniziato a esaminarla ufficialmente. Le prime reazioni sono state favorevoli e ora inizia la fase di analisi,’approvazione e infine di recepimento dei contenuti nel Piano nell’ambito delle normative di ciascuna Regione.

I vantaggi per le persone con diabete

Che vantaggi porta tutto questo alle persone con diabete, alle Associazioni che ne tutelano gli interessi e ai team diabetologici che le seguono? Per capirlo occorre capire a cose serve il Piano Nazionale Diabete.

Questo definisce:

  • le aree prioritarie di intervento, anche ai fini di una progressiva riduzione delle diseguaglianze sociali e territoriali nei confronti della salute;
  • gli indirizzi finalizzati a orientare il Servizio Sanitario Nazionale verso il miglioramento continuo della qualità dell’assistenza, anche attraverso la realizzazione di progetti di interesse sovra regionale;
  • le finalità generali e i settori principali della ricerca biomedica e sanitaria, prevedendo altresì il relativo programma di ricerca; 
  • indicazioni che tengono conto di quanto definito nelle linee guida e linee guida e i relativi percorsi diagnostico-terapeutici allo scopo di favorire, all’interno di ciascuna struttura sanitaria, lo sviluppo di modalità sistematiche di revisione e valutazione della pratica clinica e assistenziale e di assicurare l’applicazione dei livelli essenziali di assistenza;
  • i criteri e gli indicatori per la verifica dei Livelli di assistenza assicurati in rapporto a quelli previsti.
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