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I contenuti del Piano

La strategia italiana contro il diabete ha radici lontane: si fonda sulla legge 115/87 e si concretizza ora con il Piano Sanitario Nazionale sul Diabete. Esso si basa su:

  • la centralità della persona con diabete che viene vista come risorsa del sistema;
  • il ruolo delle Associazioni di Volontariato delle persone con diabete o Associazioni di famigliari di persone con diabete nel rappresentare i bisogni sanitari e sociali;
  • l’integrazione e la rete tra i diversi Livelli assistenziali (Specialista-Specialista o Specialista-Medico di Medicina Generale) attraverso Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA);
  • l’uso appropriato delle risorse.

Nella malattia diabetica l’impatto sociale, economico e sanitario impone la ricerca di percorsi organizzativi in grado di minimizzare il più possibile l’incidenza degli eventi acuti o delle complicanze invalidanti che comportano costi elevatissimi, diretti e indiretti.

Per prima cosa il Piano afferma che è oggi universalmente riconosciuto come un approccio multidisciplinare e multiprofessionale, con l’attivo coinvolgimento delle persone con diabete, possa essere in grado di ottenere i risultati migliori.

Il Piano Strategico Nazionale sul Diabete illustra le principali vie per affrontare le problematiche relative alla malattia, individuando obiettivi centrati sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce, sulla gestione della malattia e delle complicanze, sul miglioramento dell’assistenza e degli esiti.

Pur dovendosi concentrare prevalentemente sugli aspetti relativi alla diagnosi e alla cura non si può non sottolineare il valore imprescindibile della prevenzione primaria ai fini della salvaguardia della salute e della sostenibilità del sistema, sulla quale si richiama l’attenzione delle Regioni e verso cui si stanno indirizzando i Piani Nazionali di prevenzione ed il programma ‘Guadagnare Salute’.

All’interno del Piano sono definiti obiettivi, generali e specifici, strategie e raccomandazioni; vengono disegnate alcune modalità di assistenza alle persone con diabete, nella convinzione che tali indirizzi possano ridurre il peso della malattia con un miglioramento dell’assistenza e della qualità di vita delle persone con diabete e con una riduzione dei costi per il Sistema Sanitario.

Vengono infine indicate alcune aree ritenute prioritarie per il miglioramento e l’implementazione dell’assistenza diabetologica, finalizzate a eventuali progetti obiettivo, nella considerazione che il Piano costituisca la piattaforma su cui costruire programmi di intervento specifici scelti e condivisi con Regioni e Province Autonome.

L’efficacia della strategia nazionale così delineata dovrà essere misurata sull’impatto che avrà sulle condizioni di salute delle persone con o a rischio di diabete; inoltre, per rendere realmente efficace tale strategia, queste ultime dovranno essere maggiormente coinvolte nello sviluppo delle politiche e del management della malattia.

Ciò include la promozione del self-management e i programmi di prevenzione primaria quali, ad esempio, quelli riguardanti la nutrizione e l’attività fisica.

Specifica attenzione deve poi essere rivolta ai gruppi di popolazione identificati come ad alto rischio.

Per prevenire il diabete e ridurne l’impatto sociale è tuttavia necessario che Governi, Associazioni di pazienti, Comunità medica e scientifica, persone con diabete e tutti coloro che li assistono si adoperino per assicurare un efficace coordinamento dei servizi.

Per il successo del Piano sono quindi elementi essenziali l’organizzazione e la corretta allocazione delle risorse umane e strutturali. In particolare i professionisti specializzati nell’assistenza diabetologica, i Medici di Medicina Generale, i Pediatri di libera scelta e tutti gli altri interlocutori sanitari devono migliorare le loro conoscenze per fornire appropriate indicazioni e assumere, ove necessario, comportamenti in grado di garantire anche un supporto psicosociale. I contributi di tutta la Comunità scientifica sono inoltre indispensabili per incrementare le conoscenze.

Di grande importanza è il ruolo del Volontariato, che deve poter essere un interlocutore stabile nelle attività di programmazione e verifica e che, attraverso specifici processi di qualificazione, può divenire partner per lo sviluppo di programmi e attività di informazione/educazione dei pazienti e dei care givers.

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