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Steno 2

Nelle persone con diabete di tipo 2 e microalbuminuria, il trattamento intensivo riduce di circa 50% il rischio di malattie cardiovascolari e di mortalità per qualsiasi causa.

Persone studiate    
160 persone con diabete di tipo 2 e microalbuminuria; studio clinico randomizzato, aperto, in parallelo.

Tipo di intervento
Trattamento standard secondo le Linee guida danesi VS. trattamento intensivo multi-dimensionale (dieta, stili di vita, terapia farmacologica per l’iperglicemia, l’ipertensione, la dislipidemia e la microalbuminuria).

Durata
Follow-up di circa 4 anni per le complicanze microvascolari (nefropatia, retinopatia e neuropatia autonomica); 8 anni per le complicanze macrovascolari; 13 anni per la mortalità generale.

Conclusione
Nelle persone con diabete di tipo 2 e microalbuminuria, il trattamento intensivo multi-dimensionale rallenta la comparsa e la progressione delle complicanze microvascolari, riduce di circa 50% il rischio di malattie cardiovascolari e riduce il rischio di mortalità per cause cardiovascolari e per qualsiasi causa.

Steno-2 (o Steno tipo-2) è uno studio clinico randomizzato, aperto, in parallelo, che ha analizzato 160 persone con diabete di tipo 2 (DM2) e con microalbuminuria confrontando due tipi di trattamento: un trattamento standard secondo le Linee guida danesi dell’epoca (fine anni ’90) e un trattamento intensivo che integrava vari tipi di intervento (dieta, abitudini di vita ed attività fisica, farmaci) finalizzati al raggiungimento di più obiettivi terapeutici (abbassamento della glicemia, abbassamento della pressione arteriosa, correzione della dislipidemia, correzione della microalbuminuria).

La prima parte dello studio, dopo un follow-up di circa 4 anni, ha rilevato un abbattimento del 75% del rischio di progressione verso la nefropatia, del 50% di quello di progressione della retinopatia e del 66% di quello di progressione della neuropatia autonomica.
La seconda parte dello studio, dopo un follow-up di circa 8 anni, ha evidenziato una riduzione del 50% del rischio di malattia cardiovascolare.
La terza parte, dopo un follow-up di circa 13 anni, ha mostrato una riduzione del 50% del rischio di mortalità per qualsiasi causa e una riduzione maggiore del rischio di mortalità per eventi cardiovascolari.

Tra i limiti dello studio gli autori segnalano:

  • l’impossibilità di ripartire gli effetti registrati tra i vari tipi di intervento messi in pratica (quanto dovuto ai farmaci, quanto dovuto all’attività fisica, ecc.);
  • la difficoltà di tenere completamente separati i due gruppi, stante il fatto che circa il 50% del gruppo in terapia convenzionale è stato affidato, durante la durata dello studio, alle cure di specialisti (cardiologi, nefrologi, ecc.) che hanno aggiunto terapie specifiche. Questo rende approssimate per difetto (prudenziali) le stime di maggiore efficacia nel gruppo trattato intensivamente.

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