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Sette consigli per una visita utile

1) Ma dove vai se il diario non ce l'hai?

Recarsi a una visita diabetologica senza una registrazione delle glicemie è quasi completamente inutile (sicuramente lo è per le persone trattate con insulina). Il diario glicemico serve alla persona per capire sempre di più sul proprio diabete (ed è per questo che vale la pena di redigerlo a mano). Ma serve anche a rendere più rilevante e utile la visita. Se si porta il diario e/o un grafico o una stampata realizzata con i dati del lettore di glicemia, il Diabetologo non solo può valutare pienamente l'efficacia della terapia e l'andamento del diabete, ma può passare 'alla moviola il film' delle glicemie prendendo in esame, in modo molto concreto, la vita vera della persona discutendo con il paziente le difficoltà trovate e i successi ottenuti.

2) Il medico non deve ricordarsi di voi

Tra una visita e l'altra la persona con diabete è impegnata in un continuo 'dialogo a distanza' con il suo medico. Ha ben presente il suo volto, le frasi che ha detto, i commenti che ha fatto. Quando ci sediamo nel suo studio ci attendiamo che egli ricordi tutto di noi. In parte è vero, ma un Diabetologo segue mille pazienti all'anno, spesso anche di più. Giustamente quindi, anche se ricorda qualcosa del paziente, controllerà la cartella clinica, su carta o su PC alla ricerca delle informazioni rilevanti. I medici sono i primi a dispiacersi del fatto che questo lascia poco tempo per 'guardare negli occhi' il paziente ma questa 'freddezza' è apparente e giustificata. Il medico non guarda il nostro volto ma ‘guarda dentro’ la nostra storia clinica il che è altrettanto importante.

3) Segnatevi le domande

Quante volte è capitato di ricordarsi troppo tardi le domande che avreste voluto fare allo Specialista? L'attesa, a volte le fatiche dello spostamento necessario per raggiungere l'ambulatorio, l'emozione, possono giocare scherzi alla memoria. Meglio quindi scriversi tutto prima e non solo poche ore prima. L'ideale è apporre un foglietto in un luogo visibile della casa qualche settimana in anticipo rispetto alla visita e scrivere le domande man mano che vengono in mente. Senza esagerare però. Oltre alle domande andrebbero segnati gli episodi rilevanti (malattie intercorrenti, interventi chirurgici, diagnosi, così come eventi che hanno cambiato la vita: pensionamento, licenziamento, cambio negli orari o nei contenuti del lavoro, la nascita di un nipote, etc.) occorse dopo la visita precedente.

4) …e le risposte.

Prendere qualche appunto durante la visita può essere importante. Accade che alcune indicazioni vengano presto dimenticate o che nel corso del tempo se ne distorca il significato. Può essere un'idea portare questo foglietto anche alla visita successiva per chiedere conferma: "La volta scorsa lei mi aveva detto di fare così, avevo capito bene?".

5) Aiutati dalla fustella

Il diabetologo ha bisogno di sapere non solo la vostra terapia per il diabete (se è quella che lui vi ha dato) ma tutte le altre terapie di medio e lungo termine che seguite. Confondere il nome delle medicine è facile, sbagliare a pronunciarlo è probabile ma imbarazzante. Meglio quindi staccare le fustelle di una confezione per ciascuno di questi farmaci e pinzarle su un foglio da portare al diabetologo. Non preoccupatevi di segnare quante volte al giorno prendete quelle pillole o a che ora. Se il medico ha bisogno di saperlo ve lo chiederà.

6) Portate con voi chi vi aiuta

Visto che spesso la gestione del diabete coinvolge altre persone, chiedete loro di accompagnarvi nello studio del medico. Il caso classico è la moglie di un uomo con diabete o la figlia/figlio/nuora di un uomo o di una donna con diabete. Anche la presenza della badante è importantissima.

Attenzione però a non delegare troppo. Un paziente che tace e lascia che tutte le informazioni vengano date alla moglie o ai figli, difficilmente si sta facendo davvero carico del suo diabete. E ovviamente cercate di non trasformare la visita in una sit-com, con tanto di scenate fra coniugi. Il medico non è lì per dare ragione a uno o all'altro ma per proporre delle soluzioni.

7) Raccontate tutte le difficoltà

Gestire il diabete è difficile per tutti e per ciascuno in un modo particolare. Il Diabetologo lo sa ed è il primo a capire che la terapia migliore non è quella che sta sui libri ma quella condivisa dal paziente. Non abbiate timore quindi a raccontare gli ostacoli che trovate nel seguire  e i consigli o la terapia prescritta. Lo stesso vale per le remore psicologiche o le informazioni ricevute che vi hanno portato a interrompere o a cambiare una terapia. Il medico 'non si offende' e potrà offrire un chiarimento o proporre delle modifiche.

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