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Alzati e previeni

Le società scientifiche diabetologiche italiane (AMD e SID) in collaborazione con le associazioni dei diabetici organizzano da diversi anni numerose iniziative per sensibilizzare le persone con diabete (e i medici) sull’importanza dell’attività fisica come strumento di prevenzione e cura del diabete.

Il 14 ottobre è stato celebrato il 25° anniversario della fondazione di ANIAD (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici).

Il gruppo interassociativo AMD-SID su Attività Fisica e Diabete (GAF) ha recentemente realizzato un opuscolo che il diabetico a breve potrà trovare in tutti i Centri Diabetologici Italiani che illustra molto semplicemente perché praticare Attività Fisica, come iniziare e che tipologia di esercizio fisico svolgere (clicca qui per scaricarlo).

«L’attività fisica fa bene a tutti e a tutte le età», spiega Alberto Aglialoro Diabetologo presso il Servizio di Endocrinologia Diabetologia e Malattie Metaboliche dell’Ospedale Villa Scassi a Genova, «è un formidabile strumento di prevenzione. Del diabete di tipo 2 e di altre malattie cardiovascolari e cardiometaboliche».

«Eppure», continua Aglialoro che fa parte del Gruppo di Studio interassociativo AMD SID Attività fisica e Diabete (GAF), «diverse indagini condotte in Italia hanno documentato che oltre il 30% della popolazione diabetica è sedentaria. Dobbiamo diffondere la cultura dell'attività fisica come strumento di prevenzione e cura del diabete sin dall'esordio della malattia. Purtroppo, tutt’oggi, nonostante la copiosissima letteratura scientifica in merito all’argomento il diabetologo prescrive troppo raramente, in modo strutturato, l’attività fisica al paziente diabetico: in media solo una volta su tre».

Proprio su questo tema Aglialoro ha rilasciato una intervista al programma RAI3 Tutta Salute (guarda il video; scarica lo Slide Kit dell'intervista). «I benefici dell’attività fisica sulla salute sono innumerevoli», ricorda il medico genovese, «basti pensare che chi si muove letteralmente muore meno: detto in termini tecnici si riduce la mortalità per tutte le cause: cardiovascolari e perfino per alcuni tipi di tumori». Ovviamente l’attività fisica migliora il compenso del diabete, la pressione arteriosa, abbassa il colesterolo cattivo, riduce il rischio di fratture «per non parlare del miglioramento constatato nell’autostima e il senso di benessere psicologico».

Per raggiungere questi risultati non è necessario allenarsi come degli atleti. «Per ottenere una sensibile riduzione del rischio CV o un effetto di prevenzione del diabete dell’adulto la “dose minima appropriata” è stimata in 150 minuti alla settimana di esercizio fisico aerobico a media intensità se si tratta di una attività strutturata, programmata e supervisionata da un preparatore atletico adeguatamente formato. Una “dose” compatibile con la vita quotidiana di molte persone e al tempo stesso straordinariamente superiore alla media. È importante la frequenza dell’esercizio fisico: gli effetti sull’insulinoresistenza non durano più di 2-3 giorni, meglio quindi non far passare più di 2-3 giorni fra una seduta e l’altra» nota Aglialoro.

La persona con diabete può affrontare qualunque attività fisica, se ci sono delle complicanze vale la pena di discuterne con il Diabetologo. «Sicuramente l’attività fisica non va improvvisata. È una medicina e come tale va prescritta nelle ‘dosi’ e nelle modalità di assunzione», ricorda Aglialoro. Molte esperienze sfortunate che hanno convinto erroneamente le persone che ‘l’esercizio fisico non fa per loro’, sono dovute semplicemente a errori nel ‘dosaggio’. «L’ideale sarebbe far riferimento a un team che comprende diverse competenze: Diabetologo, Infermiere professionale, Laureato in Scienze Motorie per inquadrare il paziente, definire il profilo clinico del paziente e scegliere per ogni paziente il tipo di attività più idonea».

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