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Marina Maggini, coordinatrice del Progetto Igea, lavora nel reparto di Farmacoepidemiologia del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS), articolazione dell'Istituto Superiore di Sanità.

Igea e altri Passi

L'Istituto Superiore di Sanità promuove indagini periodiche sulla assistenza alla persona con diabete dando voce ai diretti interessati, ha diretto il progetto Igea e sta lavorando a uno studio di confronto internazionale per conto della Commissione Europea.

L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) è un ente pubblico di ricerca e rappresenta l’organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale. I suoi oltre 1500 dipendenti seguono numerosi temi di  ricerca relativi a ogni aspetto della salute pubblica.

"Da vent'anni a questa parte ci occupiamo sempre di più di patologie croniche soprattutto sotto il profilo epidemiologico", afferma Marina Maggini, che tra i ricercatori dell'ISS segue più da vicino i temi legati al diabete, "naturalmente non abbiamo un’attività clinica: il nostro compito è studiare la diffusione della patologia in Italia, studiarne i fattori di rischio e valutare i modelli di assistenza per le persone con diabete", spiega.

Laurea in Biologia, formazione post universitaria in Epidemiologia, Marina Maggini segue le attività dell'ISS nel campo del diabete in particolare è nota per aver coordinato il Progetto IGEA, ma insieme al reparto di Farmacoepidemiologia del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS), articolazione dell'Istituto Superiore di Sanità lavora anche ad altri progetti sul diabete.

L'ISS nel campo del diabete, così come in altri contesti, lavora a stretto contatto con il Ministero della Salute, in particolare con il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) e con la Direzione generale della programmazione sanitaria.

"Nel campo del diabete lavoriamo molto con le Società Scientifiche, in particolare AMD e SID, SIMG e FIMMG, OSDI, ANDID, e collaboriamo con le Associazioni delle persone con diabete", ricorda Marina Maggini.

L’Istituto ha partecipato allo studio DAI sulle complicanze macro-vascolari nelle persone con diabete di tipo 2 seguite da un campione di servizi di diabetologia italiani, allo studio Quadri.

Condotto nel 2004, lo studio QUADRI (Qualità dell’Assistenza alle persone Diabetiche nelle Regioni Italiane) ha voluto dare un’immagine della qualità e delle modalità dell’assistenza usando il punto di vista delle persone con diabete. Nel 2004 è partito il Progetto CUORE  sulla prevalenza della sindrome metabolica e il suo rapporto con il rischio cardiovascolare.  Altri studi sono in corso ma i più noti fra chi si occupa di diabete sono il progettoIGEA sigla di Integrazione, GEstione e Assistenza per la malattia diabetica e il Sistema di Sorveglianza: sistema continuo di interviste alla popolazione assistita effettuate dalle ASL sui principali determinanti di salute.
 

Il Sistema PASSI

Sottoponendo nel triennio 2007 - 2009 a 98 mila persone (un campione rappresentativo di tutta la popolazione residente dal 18 ai 69 anni) un lungo questionario concentrato soprattutto sugli stili di vita PASSI ha esplorato quali aspetti sembreberrero più legati allo sviluppo del diabete.

"Sappiamo che le condizioni croniche dipendono in larga parte da fattori almeno in parte modificabili legati alla vita della persona, fattori che possono aumentare o diminuire il rischio", spiega Marina Maggini, "il progetto Passi - che prevede anche un censimento continuo delle numerose iniziative di prevenzione varate a livello locale e regionale - vuole fornire indicazioni per definire meglio queste attività ed eventualmente per misurarne l'efficacia".

La probabilità di avere il diabete fra i 35 e i 69 anni aumenta con l'età - e questo era noto - ed è maggiore nelle regioni del Sud Italia rispetto a quello del nord-est e diminuisce - questa la scoperta principale dello studio - con il crescere dello stato socio-economico. Nelle regioni del Nord, ad esempio, la prevalenza nelle persone con basso livello socioeconomico è quasi doppia (15%) rispetto a quella nel livello più alto (8%). “Nelle donne l’associazione tra prevalenza di diabete e stato socioeconomico è ancora più marcata rispetto agli uomini, in particolare nella classe d’età 50-69 anni: nelle regioni del Nord, ad esempio, la prevalenza è pari al 2% nelle donne con alto livello socioeconomico e al 12% in quelle con basso livello socioeconomico”, ricorda Marina Maggini.

"La relazione è ancora più evidente analizzando la prevalenza in funzione del livello d’istruzione".
 

Il progetto Igea

L'attività più significativa dell'ISS nel campo del diabete è stata però la definizione e conduzione dei progetti IGEA ha adottato e diffuso il concetto di 'gestione integrata' rielaborato a partire dagli approcci deiniti Disease Management e Chronic Care Model (CCM). «Si tratta di un approccio sistemico e integrato che implichi un’azione coordinata tra tutte le componenti e tra tutti gli attori del sistema assistenziale, che, con responsabilità diverse, devono essere chiamati a sviluppare interventi mirati verso comuni obiettivi su un ‘patto di cura’ condiviso con il cittadino e i suoi eventuali caregiver», afferma Marina Maggini.

Nato con il Piano di prevenzione 2005-2006  e gestito dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, su mandato del Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), il progetto IGEA ha realizzato iniziative e interventi per favorire il miglioramento dell’assistenza alle persone con diabete e alla prevenzione delle complicanze del diabete. Igea è basato sulla deinizione di linee guida condivise da tutti gli attori (compresi i rappresentanti delle persone con diabete), sulla creazione di modelli cooperativi di attività, su una formazione che consenta alla persona con diabete di svolgerte un ruolo attivo (empowerment), sulla formazione continua degli operatori e sulla creazione di sistemo infornativi che permettono di scambiare informazioni fra gli operatori in direzione di un eventuale registro di patologia.

Igea ha prodotto una ricca documentazione e ha accompagnato le attività delle Regioni che nella seconda metà dello scorso decennio tutte le Regioni hanno sperimentato modelli di gestione integrata che sono divenuti la base delle successive autonome scelte di organizzazione dell'assistenza. "Alcuni concetti chiave di Igea sono divenuti ormai moneta corrente in Diabetolohia e si fanno strada anche nella cura di altre condizioni croniche: la necessità di mettere la persona al centro e di affidarle un ruolo attivo, la condivisione di linee guida, la misurabilità degli obiettivi e il continuo rapporto fra gesitone e prevenzione della patologia.

 “Oggi non ci sono dubbi da nessuna parte sul fatto che la gestione integrata è 'il' modo per gestire con successo non solo il diabete ma l'intero mondo delle malattie croniche.", elenca Marina Maggini, "ed è chiaro ormai a tutti che l'organizzazione di modelli di assistenza appropriati è un fattore chiave nel successo delle cure".

Igea continua: nel 2012 è stato prodotto un rapporto dedicato in modo particolare a valutare le prove evidence base di una serie di interventi di cura previsti dai protocolli di gestione integrata un ulteriore rapporto è previsto per il 2014. Proprio per valutare le ricadute di Igea, ISS sta elaborando una inchiesta a livello nazionale per censire le iniziative di gestione integrata del diabete e delle altre malattie croniche in corso anche a livello locale: “cercheremo di valutare di ogni iniziativa sia ciò che è stato elaborato 'su carta', sia quanto concretamente si sta facendo”, spiega Marina Maggini. A livello di Regioni, solo il Piemonte ha un piano 'figlio di Igea', mentre Toscana e Lombardia hanno impostato due progetti diversi per la gestione di tutta la cronicità come i Creg e le Case della salute e l'Emilia Romagna prosegue con una attività parallela a Igea. “Ci sono però molte sperimentazioni o protocolli a livello di singole Asl per tutte o per alcune malattie croniche che sono 'figlie naturali' della gestione integrata” rivendica Marina Maggini.
 

Un confronto internazionale

Un lavoro analogo sarà condotto anche a livello internazionale. “L'Italia non è certo il solo Paese europeo a trovarsi in difficoltà nel far fronte alla crescita delle patologie croniche e a un contemporaneo aumento dei deficit sanitari”, nota Marina Maggini, “e non è l'unico ad aver intravisto in qualche forma di gestione integrata o comunque di chronic care model la soluzione ottimale”.  L'Istituto Superiore di Sanità ha ottenuto la leadership della parte relativa al diabete di un Action Plan finanziato dalla Commissione Europea sui modelli esistenti in materia di assistenza alla cronicità. “In pratica dovremo censire e valutare i Piani nazionali elaborati da tutti i Paesi membri nel campo del diabete e individuare le best practice per quel che riguarda la prevenzione e la assistenza” conclude Marina Maggini che a partire dal 2014 dirige questo progetto a livello internazionale.
 

dm
I dati di DAI

› Prevalenza e incidenza delle complicanze del diabete: studio DAI.       

I dati di QUADRI regione per regione
› Abruzzo
› Basilicata
› Calabria
› Campania
› Friuli
› Lazio
› Liguria
› Lombardia
› Piemonte
› Puglia
› Sardegna
› Sicilia
› Trentino AA


I dati di PASSI

› Il Diabete in Italia 2007-2008     
› Scheda riassuntiva   
› Diabete: i dati nazionali 
› Diabete e rischio CV          


I dati di IGEA

La home page del sito dedicato a Igea    
› Gestione integrata del diabete mellito di tipo 2 nell’adulto  Documento di indirizzo
› Gestione integrata e percorsi assistenziali 2011 
Gestione Integrata del diabete mellito di tipo 2 nell’adulto Documento di indirizzo (2012)

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