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Linda Laura Sabbadini dirige il Dipartimento delle Statistiche Sociali e Ambientali dell'Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ed è attiva a livello internazionale ella ricerca scientifica in questo settore.

Istat - Intervista a Linda Laura Sabbadini

Istat analizza la domanda di salute

Raccogliendo dati di fonte istituzionale ed effettuando indagini presso le famiglie, l’Istat raccoglie informazioni interessanti e approfondite sulla domanda e offerta di salute con riferimento particolare al diabete. Ad esempio la stima di una prevalenza pari al 4,9% della popolazione.

Avete mai consultato il sito dell’Istat per sapere di più sulla assistenza alla persona con diabete e su come è vissuto il diabete dalla popolazione italiana? No? Peccato. Perché l’Istituto Nazionale di Statistica non solo raccoglie periodicamente dei dati di varia provenienza sulle patologie croniche, ma ha anche elaborato un interessantissimo focus di 17 pagine ricchissimo di informazioni e di analisi sul diabete: prevalenza, mortalità, ricoveri così come il vissuto delle persone con diabete. Tutti divisi per Regione e per genere. Chi vuole saperne di più può scaricare anche questo file zip con le tavole dei dati. L’Istat ha infatti un Dipartimento delle Statistiche Sociali e Ambientali che produce, e in una certa misura analizza, informazioni importanti per chi prende decisioni (o cerca di influenzare le decisioni) in ambito sociale e della salute. È l’unico dipartimento diretto da una donna Linda Laura Sabbadini. Linda Laura Sabbadini ha partecipato alla Seconda Conferenza Nazionale del Diabete (clicca qui per vedere la registrazione video del suo intervento) e ha risposto ad alcune domande di Diabete Italia.

Quali tipologie di dati raccolti da Istat possono essere utili per valutare il problema diabete in Italia?
La statistica ufficiale ha da sempre contribuito ad arricchire l’informazione per la programmazione sanitaria e non sanitaria. L’Istituto Nazionale di Statistica svolge infatti varie indagini per studiare lo stato di salute della popolazione italiana, le sue caratteristiche sociali e demografiche, l’evoluzione nel tempo e sul territorio delle misure di prevalenza, mortalità, dimissione ospedaliera e i fattori di rischio. Nello specifico le principali fonti Istat sono: Indagine sui decessi e sulle cause di morte; Indagine Multiscopo Istat “Aspetti della vita quotidiana”; Indagine sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari. Inoltre l’Istituto utilizza altre fonti, quali le Schede di dimissione ospedaliera (SDO) messe a disposizione dal Ministero della Salute, per analizzare i dati sull’accesso alle cure ospedaliere, con riferimento alla diagnosi di ricovero riportata nella Scheda. Grazie a tali fonti è quindi possibile monitorare il fenomeno del diabete, le caratteristiche delle persone affette da diabete e anche i fattori di rischio per la popolazione nel complesso.

Quali differenze ci sono tra i dati raccolti da Istat e quelli a disposizione del Ministero, delle Regioni o delle Società Scientifiche?
Le informazioni a disposizione del Ministero e delle Regioni sono finalizzate essenzialmente a quantificare il consumo di risorse e l’assistenza erogata. Si riferiscono insomma all’‘offerta di salute’, meno alla domanda o alla percezione della salute e dell’assistenza con l’importante eccezione dello studio Quadri. Ad esempio nei dati del Ministero o dalle Società Scientifiche come gli Annali AMD osservano solo i casi di persone con diabete trattate farmacologicamente o che hanno effettuato accessi ai Servizi Sanitari. Non sono l’universo, cioè non si possono riferire all’intera popolazione, anche se riflettono la parte con maggiori necessità di assistenza. Le indagini condotte dall’Istat hanno il pregio di coprire l’intera popolazione residente e fornire sistematicamente informazioni non solo sulla prevalenza della patologia ma sul contesto sociale e familiare e sulla qualità della vita delle persone con diabete. A queste persone chiediamo se sono soddisfatte della loro vita e dei singoli aspetti del quotidiano, salute, lavoro, amici, famiglia, tempo libero, situazione economica. Inoltre, sappiamo che tipo di vita svolgono, se gli stili di vita sono salutari o no. Inoltre tramite queste indagini abbiamo la possibilità di monitorare anche il resto della popolazione per quanto riguarda i fattori di rischio per il diabete.

Il diabete ha una forte prevalenza nella popolazione immigrata che generalmente non è ben ‘catturata’ dalle statistiche ad esempio perché non ha una dimora stabile...
È vero: l’Istat da anni investe nella raccolta di dati relativi agli immigrati, sia per gli aspetti demografici sia per quelli economici e sociali. Nel 2011 abbiamo condotto due indagini campionarie ad hoc, una sulle persone senza dimora e l’altra sulle condizioni e l’integrazione sociale dei cittadini stranieri. In relazione alla patologia diabetica, le fonti amministrative sanitarie disponibili, quali l’indagine sulle cause di morte e le schede di dimissione ospedaliera, essendo indagini totali riferite a tutti gli eventi registrati nel nostro Paese, consentono di misurare il fenomeno anche per gli immigrati (sia residenti che non residenti) e per i senza dimora. Tuttavia per queste persone la sottostima del diabete potrebbe essere più elevata per la non conoscenza da parte della persona o del medico della presenza della malattia.

Il lavoro che fa Istat è utilizzato come meriterebbe dalle altre istituzioni sia decisionali (es. Regioni) sia consultive (es. ISS Agenas Ministero ecc.) e dalle Società Scientifiche e ricercatori sia nella Diabetologia sia nella Economia Sanitaria?
Grazie all’accordo con Ministero della Salute e Regioni, nelle ultime tre edizioni dell’indagine (2000, 2005 e 2012) Istat ha sperimentato un metodo di lavoro condiviso, coinvolgendo esperti degli enti locali, del Ministero e della Comunità scientifica. I risultati dell’indagine sulla salute sono stati messi a disposizione del Ministero per la valutazione del Piano sanitario nazionale (per monitorare il raggiungimento di alcuni dei principali obiettivi del Psn 1998-2000), nonché delle Regioni per le rispettive iniziative di programmazione sanitaria e di reporting. Inoltre, siamo in stretto contatto con l’associazionismo soprattutto per quanto riguarda la disabilità. Comunque, è vero: si può fare sicuramente di più. Ci sarebbe veramente bisogno di far dialogare le diverse fonti, di integrarle e ricomporre in un quadro organico le diverse informazioni per costruire un sistema integrato che ponga al centro le esigenze e la qualità della vita di tutti i soggetti con le loro caratteristiche, le loro necessità, le loro opinioni e valutazioni, la loro qualità della vita.

E come si fa, o meglio, quali ostacoli impediscono di arrivare a una chiara immagine del diabete o delle patologie croniche in Italia?
Per fare questo è necessario in primo luogo parlare un linguaggio comune, armonizzare le definizioni e le classificazioni adottate nelle diverse indagini, tanto di natura amministrativa che statistica; rafforzare la collaborazione e stabilire nuove sinergie, condividere analisi e indicatori. Da parte loro le istituzioni che operano ai diversi livelli decisionali potrebbero impegnarsi a sostenere, promuovere e proteggere l’attività della statistica pubblica. Il mondo dell’associazionismo e le fondazioni potrebbero impegnarsi su un programma di diffusione della cultura statistica; l’accademia e il mondo della ricerca potrebbero contribuire al disegno di servizi informativi più avanzati e svolgere un ruolo di ‘cane da guardia’ nei confronti dei produttori, pubblici e privati, di informazioni statistiche di dubbia qualità.

Al di là della raccolta ed elaborazione di dati, voi producete delle analisi su aspetti relativi alla assistenza sanitaria in generale e alla cronicità in particolare?
La nostra missione è produrre dati di elevata qualità per la statistica ufficiale. Facciamo ricerca e analisi, ma non sono le attività principali dell’Istituto. Tuttavia nel corso degli anni, l’Istat ha partecipato a numerosi progetti di ricerca con altri Istituti, con Università e con Associazioni. Con l’Istituto Superiore di Sanità abbiamo pubblicato un Atlante della mortalità in Italia; il progetto ERA (Epidemiologia e Ricerca Applicata) in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della Salute, l’Università di Roma Tor Vergata e la NEBO Ricerche SpA per lo studio della mortalità evitabile e dell’ospedalizzazione evitabile nelle USL (clicca qui per il sito del progetto); la collaborazione annuale con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma per la realizzazione del Rapporto Osservasalute sullo stato di salute e la qualità dell’assistenza nelle regioni italiane (clicca qui per scaricare i rapporti da questa pagina username: diabete, password: Italia); la collaborazione con l’Associazione italiana per la Lotta ai Tumori giovanili per lo studio della diffusione dei tumori negli adolescenti e nei giovani adulti; la collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma per lo studio della relazione tra offerta di assistenza residenziale per anziani e bisogni di salute in diverse aree geografiche; la collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata e la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale per l’analisi dei costi e dei consumi in sanità e dello stato di salute della popolazione. Purtroppo le attività di ricerca stanno risentendo della scarsità di risorse umane e finanziarie disponibili, per cui le opportunità di collaborazione trovano difficoltà crescenti. Ma la nostra apertura è notevole alla società civile, al mondo della ricerca e alle altre istituzioni.

Un’ultima domanda: i dati Istat fanno fede per alcuni importantissimi aspetti: dall’aggiornamento delle pensioni e degli stipendi a quello degli affitti, il tasso di disoccupazione ecc. Come mai i dati sanitari che sono calcolati con la stessa qualità non hanno una eguale ‘forza’?
Semplicemente perché non sono regolamentati per legge come tutti i dati economici. Sono considerati un optional, possono esserci o non esserci, dipende dal budget. Non esiste pari dignità tra statistiche sociali ed economiche. E ciò non va bene.

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